Cartucce SPD sostituibili: come funzionano, quando cambiarle e perché non sono tutte uguali
Pubblicato il: Settembre 2026
In questo post rispondiamo a una domanda che riceviamo spesso in cantiere e in fase di manutenzione programmata: le cartucce degli SPD (scaricatori di sovratensione) si "ricaricano" o si sostituiscono? E soprattutto, sono tutte uguali tra loro? Vedremo come sono costruiti gli SPD modulari, come riconoscere il momento giusto per intervenire e perché la scelta della cartuccia di ricambio non è mai indifferente, alla luce della CEI 64-8 nona edizione e della norma di prodotto CEI EN 61643-11.
- Le cartucce SPD non sono ricaricabili: sono sostituibili, cioè si estraggono e si rimpiazzano interamente.
- Lo stato della cartuccia si legge dalla finestrella spia (verde = integra, rossa/nera = da sostituire) o da un contatto ausiliario di segnalazione a distanza.
- Il ricambio deve essere dello stesso costruttore e con gli stessi parametri elettrici della cartuccia originale.
- Gli SPD si dividono in Tipo 1, 2 e 3 secondo la CEI EN 61643-11, in base all'onda d'impulso da gestire.
- Nei sistemi TT (tipici dell'appartamento italiano) la cartuccia Neutro-Terra ha una tecnologia diversa da quella di Fase e non è intercambiabile con essa.
1. Cartucce ricaricabili o sostituibili? Facciamo chiarezza
La maggior parte degli SPD di tipo modulare utilizza effettivamente cartucce estraibili, ma il termine tecnicamente corretto è sostituibili e non "ricaricabili". I componenti interni del modulo (varistori o spinterometri) non possono essere aperti, riparati o rigenerati dall'utente: una volta esaurita la vita utile, la cartuccia va rimossa e sostituita per intero con una nuova, originale.
Accanto ai modelli modulari esistono anche gli SPD monoblocco, spesso più economici o compatti e diffusi soprattutto tra i dispositivi di Tipo 2 e Tipo 3 integrati: qui il corpo è un pezzo unico e, in caso di guasto o fine vita, l'intero apparecchio va disinstallato e sostituito, senza possibilità di intervenire sul solo elemento di protezione.
2. La struttura "base + cartuccia" e il suo vantaggio manutentivo
Gli SPD modulari sono composti da due elementi distinti:
- Base fissa: resta saldamente cablata ai morsetti di linea e alla barra equipotenziale dell'impianto.
- Cartuccia estraibile: contiene i componenti di protezione veri e propri, tipicamente varistori MOV o spinterometri GDT.
Questa separazione porta un vantaggio operativo concreto: quando un modulo si esaurisce o si danneggia dopo un evento impulsivo importante, è possibile sostituire solo la cartuccia, senza dover rifare il cablaggio né scollegare i conduttori di potenza dalla base. Il fermo impianto si riduce a pochi minuti e il rischio di errori di cablaggio in fase di ripristino è pressoché azzerato.
3. Come capire quando sostituire la cartuccia
La sostituzione tempestiva è fondamentale per garantire la continuità della protezione dell'impianto elettrico, in coerenza con i criteri di verifica e manutenzione richiamati dalla CEI 64-8 (Parte 6, verifiche periodiche) per i componenti dell'impianto soggetti a usura funzionale. I segnali da monitorare sono due:
- Indicatore visivo di stato: sulla parte frontale di ogni cartuccia è presente una finestrella spia.
- Verde: il dispositivo è integro e funzionante.
- Rosso (o nero): la cartuccia ha esaurito la sua vita utile ed è da sostituire.
- Segnalazione a distanza (contatto ausiliario): molti SPD di qualità dispongono, nella base, di contatti a scambio puliti che inviano un segnale di allarme — ad esempio a un PLC o a un sistema di supervisione — quando la cartuccia non è più attiva.
Quando si sostituisce una cartuccia esaurita è indispensabile utilizzare un ricambio dello stesso produttore e con le stesse caratteristiche tecniche: stessa tensione \(U_c\), stessa corrente nominale e massima \(I_n\) / \(I_{max}\), e medesimo livello di protezione \(U_p\). Base e cartuccia sono infatti progettate e certificate come un sistema coordinato, e questo abbinamento è anche ciò su cui si fonda la marcatura CE e la dichiarazione di conformità del dispositivo secondo la CEI EN 61643-11.
4. Non tutte le cartucce sono uguali: la classificazione per Tipo
Le cartucce e i moduli degli SPD variano in base a tre fattori critici: la classe di prova normativa, la tecnologia costruttiva interna e la posizione nello schema di cablaggio rispetto al sistema di terra. Partiamo dalla classificazione per Tipo, definita dalla norma di prodotto CEI EN 61643-11 e richiamata dalla CEI 64-8 (Parte 4, sezione 443, e Parte 5, sezione 534) per la scelta e l'installazione degli SPD in relazione al livello di rischio da fulminazione valutato secondo la CEI EN 62305 (CEI 81-10):
- Tipo 1 (T1): progettati per sopportare correnti d'impulso parziali da fulmine diretto (onda 10/350 µs). Hanno una capacità di scarica eccezionale e si installano all'origine dell'impianto — quadro contatore o quadro generale — in edifici dotati di impianto di protezione contro i fulmini (LPS) o alimentati da linea aerea.
- Tipo 2 (T2): progettati per correnti d'onda 8/20 µs. Proteggono l'impianto dalle sovratensioni indotte da fulmini lontani o da manovre sulla rete elettrica. Sono gli SPD più diffusi nei quadri di distribuzione secondari, sia civili sia industriali.
- Tipo 3 (T3): protezione fine, pensata per salvaguardare i carichi più sensibili, come le apparecchiature elettroniche delicate. Si installano il più vicino possibile al dispositivo da proteggere.
5. Tecnologia costruttiva interna: MOV, GDT e soluzioni ibride
Anche a parità di Tipo, le cartucce impiegano componenti elettronici differenti a seconda della funzione da svolgere:
- Varistori a ossido di zinco (MOV): tempi di intervento rapidissimi, dell'ordine dei nanosecondi, ideali per i Tipo 2 e Tipo 3. Sono però soggetti a un graduale invecchiamento per effetto delle correnti di dispersione e degli stress impulsivi ripetuti.
- Spinterometri a gas (GDT): grande capacità di scarica energetica, con tempi di innesco leggermente superiori rispetto ai MOV. Sono tipicamente impiegati nei Tipo 1 per smaltire la corrente massiccia di un fulmine diretto.
- Tecnologie ibride o combinate: integrano in serie o in parallelo sia MOV sia GDT, per sommare la velocità del varistore alla robustezza dello spinterometro.
6. Posizione nel circuito e sistema di terra: TT e TN-S
All'interno dello stesso blocco SPD, le singole cartucce non sono intercambiabili tra loro perché assolvono compiti diversi a seconda che siano collegate tra Fase e Neutro oppure tra Neutro e Terra:
- Moduli Fase-Neutro (L-N / L-PE): gestiscono la protezione attiva delle linee in tensione, solitamente realizzati con varistori ad alta tensione continua \(U_c\).
- Moduli Neutro-Terra (N-PE): utilizzati nei sistemi TT, molto comuni in Italia. La cartuccia tra Neutro e Terra — spesso indicata come modulo N-PE — deve essere uno spinterometro isolato, capace di impedire correnti di fuga a regime ma di cortocircuitare verso terra solo in presenza dell'impulso. Nei sistemi TN-S, invece, la configurazione cambia radicalmente rispetto al sistema TT e richiede cartucce identiche per ciascuna fase e per il conduttore di protezione, coerentemente con i criteri di scelta dell'SPD in funzione del sistema di distribuzione indicati dalla CEI 64-8, Parte 5, sezione 534.
⚠️ Attenzione: una cartuccia di Tipo 2 non può mai essere inserita in una base di Tipo 1 (e viceversa), così come non si può invertire una cartuccia L-N con una N-PE: la codifica meccanica e le specifiche elettriche sono totalmente differenti.
7. Un caso pratico: l'SPD 1+1 nell'appartamento italiano (sistema TT)
Nel classico appartamento italiano, che adotta un sistema di terra di tipo TT, le due cartucce di un SPD in configurazione 1+1 sono differenti sia per tecnologia interna sia per funzione specifica:
Cartuccia di Fase (L): contiene solitamente un varistore MOV ed è progettata per intervenire rapidamente, tagliando i picchi di tensione anomali sulla linea attiva.
Cartuccia Neutro-Terra (N-PE): contiene uno spinterometro a gas (GDT). Nei sistemi TT è fondamentale perché, a tensione di rete (50 Hz), tiene isolato il neutro dalla terra evitando correnti di dispersione che farebbero scattare il differenziale, mentre si innesca istantaneamente per scaricare a terra l'impulso di sovratensione.
8. Sicurezza e montaggio
I produttori realizzano le cartucce con una codifica meccanica — una scanalatura o un dente di posizionamento — che rende fisicamente impossibile inserire la cartuccia di fase nello slot del neutro-terra e viceversa, azzerando il rischio di errori durante la sostituzione. In fase di verifica, ricordiamo sempre di controllare che le sigle stampate su ciascuna cartuccia (ad es. L o N-PE) corrispondano esattamente alla serigrafia della base e che i moduli siano completamente inseriti fino allo scatto meccanico di blocco, come previsto dalle indicazioni del costruttore e dalle buone pratiche di installazione richiamate dalla CEI 64-8.
- Sostituire una cartuccia esaurita con un modello generico o di marca diversa: base e cartuccia sono certificate come sistema coordinato e un ricambio non originale può alterare i parametri \(U_c\), \(I_n\)/\(I_{max}\) e \(U_p\) dichiarati.
- Scambiare la cartuccia L con quella N-PE "perché tanto entrano lo stesso": pur essendoci una codifica meccanica di sicurezza, forzare l'inserimento compromette la protezione del sistema TT.
- Ignorare la finestrella rossa/nera confidando che l'SPD "funzioni comunque": una cartuccia esaurita lascia l'impianto scoperto da un nuovo evento impulsivo senza alcun avviso visibile a distanza.
- Installare un SPD di Tipo 2 in sostituzione di un Tipo 1 mancante all'origine dell'impianto con LPS: le onde d'impulso 10/350 µs richiedono una capacità di scarica che il Tipo 2 non possiede.
- Non collegare il contatto ausiliario di segnalazione al sistema di supervisione: si perde l'allarme remoto e il guasto viene scoperto solo durante l'ispezione periodica successiva.
La Norma Elettrica


