Pettini di Cablaggio DIN: a Dente o a Forcella? Guida Pratica per Quadri Elettrici
Pubblicato il: Agosto 2026
Chi monta quadri elettrici lo sa bene: prima o poi arriva il momento di distribuire fase e neutro tra una fila di interruttori adiacenti. Il metodo "vecchia scuola" con i ponticelli in cavo funziona, ma quadro dopo quadro diventa un ragno di fili che intasa la carpenteria, rende difficile ogni verifica e, se i morsetti non sono serrati a dovere, apre la strada al surriscaldamento. I pettini di cablaggio (le sbarrette di distribuzione DIN, note anche come pettini o barre a pettine) risolvono il problema alla radice: una sola sbarretta rame-plastica sostituisce tutti i ponticelli, ordina il cablaggio e riduce drasticamente i punti di contatto critici.
- Il pettine bipolare (L+N) va scelto in base alla corrente nominale del quadro, tipicamente 63 A in ambito domestico.
- Esistono due geometrie di contatto: a dente (pin), universale, e a forcella (fork), dedicata ai moduli con doppia sede.
- Le estremità tagliate vanno sempre protette con i copritesta isolanti.
- La coppia di serraggio dei morsetti si aggira in genere tra 2 Nm e 2,8 Nm, ma va sempre verificata sul manuale del produttore dei moduli.
- Non si mescolano mai pettini e moduli di marche diverse sulla stessa sbarretta.
1. Perché passare dai ponticelli in cavo al pettine di cablaggio
Il vantaggio principale è la pulizia del cablaggio: un pettine ordinato riduce il tempo di montaggio, semplifica le verifiche periodiche e le eventuali modifiche successive al quadro, ed elimina i giunti multipli che con i ponticelli in cavo finiscono spesso per accumularsi nello stesso morsetto. Meno giunti significa anche meno resistenza di contatto e quindi meno rischio di punti caldi, un aspetto su cui la CEI 64-8 (nona edizione) insiste parecchio quando parla di esecuzione a regola d'arte delle connessioni elettriche.
2. Scegliere il pettine giusto: profilo di contatto e compatibilità
Il primo passo, prima ancora di prendere in mano il seghetto, è verificare la compatibilità con i morsetti che si andranno a servire. Va selezionato un pettine bipolare (L+N) dimensionato per la corrente nominale del quadro: nella maggior parte degli impianti domestici si lavora con sbarrette da 63 A, ma su quadri con carichi più impegnativi occorre salire di taglia. Attenzione anche alla geometria del terminale: bisogna verificare se i moduli montati richiedono terminali a dente (pin) o a forcella in base alla sede effettivamente presente sull'interruttore, perché le due tipologie non sono intercambiabili.
3. Taglio a misura e isolamento delle estremità
Una volta scelto il pettine giusto, si passa al taglio: la barra in rame e il relativo profilo plastico vanno rifilati in base al numero esatto di moduli da servire, senza lasciare tratti inutili che finirebbero solo per ingombrare il quadro. Il punto davvero da non trascurare è quello che segue: sulle due estremità appena tagliate è obbligatorio applicare i copritesta isolanti. Senza questa protezione il grado di protezione dell'insieme decade e si crea il rischio concreto di arcature verso la carpenteria metallica o verso il telaio DIN, un dettaglio che in fase di verifica dell'impianto non passa inosservato.
4. Inserimento del pettine e montaggio del cavo di alimentazione
A questo punto il pettine va inserito nei morsetti. Qui però bisogna prestare attenzione a un dettaglio pratico: se l'interruttore non dispone di una doppia sede dedicata per il pettine, il conduttore di alimentazione principale va inserito nello stesso morsetto del dente in rame della sbarretta, posizionandolo dietro di esso. È un'operazione che sembra banale ma che, se fatta con superficialità, è tra le cause più frequenti di contatti imperfetti.
5. Serraggio alla coppia prescritta e controllo meccanico
Il serraggio è il momento in cui si gioca davvero l'affidabilità del contatto elettrico. Le viti dei morsetti vanno serrate rispettando la coppia indicata dal produttore dei moduli, che di norma si colloca tra 2 Nm e 2,8 Nm: un valore che va sempre confermato sulla documentazione del costruttore, perché varia da serie a serie. Dopo il serraggio conviene fare anche un controllo manuale, tirando leggermente ciascun modulo, per accertarsi che la gabbia del morsetto non si sia chiusa sull'isolante plastico del pettine invece che sul conduttore metallico: è un errore silenzioso, che a occhio nudo non si vede ma che nel tempo genera un punto caldo.
6. Le regole d'oro per un'installazione in sicurezza
Oltre alla sequenza operativa vera e propria, ci sono alcune regole di buona pratica che vale la pena avere sempre presenti in cantiere.
- Omogeneità della marca: non si utilizza mai lo stesso pettine per unire moduli di marche o serie diverse. La profondità e la distanza interassiale dei morsetti cambiano da un produttore all'altro, e questo genera contatti precari con resistenza di contatto elevata.
- Protezione dei denti inutilizzati: se il pettine presenta denti liberi riservati a futuri ampliamenti, vanno coperti con gli appositi profilati copridenti isolanti in plastica, per evitare contatti accidentali a quadro aperto.
- Doppia sede vs. gabbia unica: i dispositivi più moderni dispongono spesso di due sedi distinte, una per il pettine a forcella e una per il cavo. Dove questa configurazione è presente, va sempre usata la sede dedicata, perché garantisce la massima superficie di contatto elettrico.
7. Pettine a dente o a forcella: qual è la differenza
La differenza principale tra le due famiglie di pettini sta nella geometria del terminale e nel tipo di morsetto per cui sono pensati. I pettini a dente si infilano direttamente nella gabbia di serraggio del cavo, mentre quelli a forcella si agganciano a una sede secondaria dedicata oppure sotto il gambo della vite di serraggio.
| Caratteristica | Pettine a Dente (Pin) | Pettine a Forcella (Fork) |
|---|---|---|
| Profilo di contatto | Dente piatto o cilindrico verticale | Terminale a forma di "U" |
| Sede di montaggio | Stessa gabbia del cavo (o sede pin dedicata) | Sede secondaria sotto la vite/gabbia |
| Compatibilità | Universale (adatto a quasi tutti i moduli DIN) | Vincolata a moduli con sede per forcella |
| Superficie di contatto | Limitata alla sezione del dente nella gabbia | Ampia superficie di serraggio piana |
| Indipendenza dei cavi | Cavo e pettine serrati nella stessa gabbia | Cavo e pettine possono avere sedi separate |
8. Pettini a dente (pin): versatilità e criticità di serraggio
Il pettine a dente resta la soluzione standard quando in quadro convivono interruttori di generazioni differenti, o comunque privi di doppio morsetto: la lamella entra direttamente nella cavità principale del morsetto, senza bisogno di sedi speciali. Il rovescio della medaglia è che, condividendo la stessa gabbia con il cavo di alimentazione, una marcata differenza di spessore tra conduttore e dente può portare a un serraggio imperfetto di uno dei due elementi, con il rischio concreto di generare un punto caldo. Da qui l'importanza del controllo manuale descritto al punto 5.
9. Pettini a forcella (fork): efficienza di cablaggio e manutenzione
Negli interruttori più moderni, dotati di morsetto doppio con due cavità distinte, la forcella si inserisce nella sede posteriore senza occupare lo spazio riservato al cavo principale, con un evidente guadagno in termini di efficienza di cablaggio. Il vantaggio si vede soprattutto in manutenzione: il cavo di alimentazione di un singolo interruttore può essere inserito, rimosso o sostituito senza dover smontare o allentare la struttura del pettine di distribuzione sugli altri moduli, cosa che con il pettine a dente non è sempre possibile senza intervenire sull'intera fila.
- Mescolare pettini e moduli di marche diverse: profondità e interasse dei morsetti cambiano da un produttore all'altro, con il risultato di contatti precari e resistenza di contatto elevata.
- Non isolare le estremità tagliate: senza i copritesta isolanti si perde il grado di protezione e si rischiano arcature verso la carpenteria o il telaio DIN.
- Lasciare scoperti i denti inutilizzati: vanno sempre protetti con i profilati copridenti, altrimenti restano esposti a contatti accidentali a quadro aperto.
- Serrare "a occhio" invece che alla coppia indicata: un serraggio troppo debole o troppo forte, fuori dal range indicato dal produttore (in genere 2–2,8 Nm), è una delle cause principali di punti caldi nel tempo.
- Ignorare la doppia sede quando presente: se il modulo dispone di una sede dedicata per il pettine a forcella, va sempre usata quella e non la gabbia condivisa con il cavo, per garantire la massima superficie di contatto.
G. Guzzi - La Norma Elettrica


