Come Proteggere gli Impianti dalle Sovratensioni: la Regola dei 50 cm e Scelta degli SPD
Pubblicato il: Maggio 2026
Nel precedente Post abbiamo trattato le basi della sicurezza elettrica e l'importanza del coordinamento delle protezioni nei quadri di distribuzione. Oggi facciamo un passo avanti e parliamo di come salvaguardare le schede elettroniche, i computer e tutti quegli apparati sensibili che i nostri clienti hanno in casa o in ufficio, concentrandoci su una protezione che fa spesso discutere: gli SPD, ovvero i limitatori o scaricatori di sovratensione. Sapete come si collegano per farli funzionare davvero al massimo delle loro potenzialità?
La scelta della Classe adatta e la Regola dei 50 cm
Cosa dice la Norma CEI 64-8 a riguardo? Prima di tutto ci ricorda che non tutti gli SPD sono uguali. Abbiamo i dispositivi di Tipo 1 dedicati a gestire le scariche più violente (come i fulmini diretti) all'origine dell'impianto, i dispositivi di Tipo 2 installati nei quadri di distribuzione per le classiche sovratensioni indotte dalle manovre di rete o fulmini distanti, e infine gli SPD di Tipo 3 (spesso integrati in prese o ciabatte come "filtri" di fine linea) per una protezione fine vicina ai carichi. Ma c'è una regola d'oro installativa che non possiamo mai permetterci di dimenticare in cantiere: la famosa regola dei 50 centimetri!
Quando un impulso ad alta energia attraversa i cavi di collegamento dello scaricatore, ogni metro di cavo lineare genera una caduta di tensione induttiva aggiuntiva quantificabile in circa un kilovolto ($1 \ \text{kV}$ per ogni metro). Questo significa che se lasciamo i cavi troppo lunghi o arrotolati all'interno del centralino, la tensione reale che colpisce l'elettrodomestico a valle sarà data dalla somma algebrica della tensione residua dell'SPD e della caduta sui cavi: $U_{\text{totale}} = U_p + \Delta U_{\text{cavi}}$. Se superiamo i 50 cm complessivi di cablaggio, rischiamo di vanificare completamente la presenza dello scaricatore, lasciando che l'apparecchiatura sensibile riceva una scarica distruttiva superiore alla sua tensione di tenuta all'impulso.
La procedura corretta e lo schema 3+1
Conosci la procedura per evitare i problemi più comuni? Nei sistemi TT, la configurazione ottimale consigliata è lo schema "3+1". Prevede l'uso di moduli a varistore tra le singole fasi e il neutro, e un modulo spinterometrico a gas tra il neutro e il conduttore di protezione PE. Questo ci mette al riparo da correnti di guasto verso terra e da scatti intempestivi del differenziale. Ricordiamoci sempre di tagliare i cavi a misura e tenerli ben tesi, tenendo separate le linee "sporche" in ingresso da quelle "pulite" protette in uscita.
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