Resistenza di Terra negli Ambienti a Rischio: Quando e Perché si Punta a 1,5 Ohm
Pubblicato il: Settembre 2026
Capita spesso, leggendo un capitolato o una relazione tecnica, di imbattersi in un valore che sembra scelto quasi a caso: 1,5 Ω di resistenza di terra. Perché proprio questo numero, così basso rispetto ai 20-50 Ω con cui normalmente si lavora in un impianto civile? La risposta non è arbitraria: nasce da un principio fisico semplicissimo, la Legge di Ohm, e dal fatto che in alcuni ambienti un guasto non perdona.
- La tensione pericolosa generata da un guasto o da un fulmine dipende direttamente dalla resistenza di terra: più è bassa, minore è il rischio per persone e apparecchiature.
- In un'abitazione (sistema TT) basta il differenziale da 30 mA, e la resistenza di terra può restare anche molto più alta di 1,5 Ω.
- Negli ambienti ad alto rischio come impianti LPS e cabine MT/BT le correnti in gioco sono elevate e serve una terra ad altissima efficienza; nei locali medici di Gruppo 2, invece, si applica il limite specifico di 0,2 Ohm sul nodo equipotenziale per prevenire micro-differenze di potenziale mortali per i pazienti (rischio microshock).
- Il valore va sempre misurato con un margine di sicurezza stagionale, perché la resistenza del terreno cambia tra estate e inverno.
1. La Legge di Ohm: la base fisica del problema
Per capire perché 1,5 Ω sia un limite così rigido bisogna partire da un principio fondamentale, la Legge di Ohm:
$$V = I \cdot R$$
Quando si verifica un guasto elettrico, oppure quando un fulmine colpisce una struttura, una grande quantità di corrente (\(I\)) scarica a terra. La tensione (\(V\)) che si genera sulla carcassa dei macchinari o nel terreno dipende direttamente dalla resistenza (\(R\)) dell'impianto di terra: più la resistenza è bassa, minore sarà la tensione pericolosa a cui vengono esposti le persone e i macchinari. È un rapporto diretto e lineare, e proprio per questo è il primo dato da cui parte ogni progettista quando deve dimensionare un impianto di terra in un contesto critico.
2. Abitazione civile e ambiente ad alto rischio: due logiche diverse
In un'abitazione normale, con sistema TT, la sicurezza delle persone è affidata principalmente all'interruttore differenziale, il classico "salvavita" da 30 mA. Poiché il differenziale interviene con correnti piccolissime, la norma ammetterebbe teoricamente resistenze di terra anche molto elevate, fino a circa 1.666 Ω, anche se nella pratica gli installatori preferiscono restare ben al di sotto, indicativamente tra 20 e 50 Ω.
In un ambiente ad alto rischio o industriale il discorso cambia completamente. Le correnti di guasto non si misurano più in milliampere, ma in migliaia di Ampere (kA). A questo si aggiunge la presenza di apparecchiature elettroniche o medicali che non tollerano nemmeno minime variazioni di tensione. In questi contesti il salvavita da solo non basta più: l'impianto di terra deve essere reso quasi "trasparente" al passaggio della corrente, ed è qui che entra in gioco il limite di 1,5 Ω.
3. Protezione contro i fulmini (LPS - Norma CEI EN 62305)
Un fulmine può scaricare a terra oltre 100.000 A in pochi microsecondi. Se la resistenza di terra misurasse, ad esempio, 20 Ω, la tensione sulla struttura salirebbe a circa 2.000.000 V, con conseguenze che si possono immaginare: archi elettrici, incendi, esplosione degli impianti collegati.
Con una terra a 1,5 Ω o inferiore, quella stessa scarica genera una tensione drasticamente più bassa, e questo permette agli scaricatori di sovratensione (SPD) di svolgere davvero il loro compito, facendo defluire la scarica nel terreno senza distruggere l'edificio e gli impianti al suo interno.
4. Cabine elettriche di trasformazione MT/BT (CEI 0-16 / CEI 99-3)
Nelle fabbriche o nei grandi complessi serviti da cabine in Media Tensione, tipicamente 15-20 kV, un guasto sul lato alta tensione può trasferire tensioni letali sulle carcasse dell'intera rete a bassa tensione. La regola tecnica di connessione CEI 0-16 e la norma CEI 99-3 (CEI EN 50522), specifica per la messa a terra degli impianti oltre 1 kV, impongono che il progettista calcoli il valore massimo ammesso della resistenza di terra in funzione della corrente di guasto comunicata dal distributore e del tempo di eliminazione del guasto: una resistenza molto bassa garantisce che la "tensione di contatto" resti entro i limiti tollerabili dal corpo umano, nel tempo in cui intervengono le protezioni a monte.
5. Locali medici di Gruppo 2 (CEI 64-8/7-710)
Nelle sale operatorie o in terapia intensiva i pazienti sono collegati ad apparecchiature elettromedicali applicate direttamente al cuore o ad altri organi vitali, e in questi ambienti anche micro-dispersioni di corrente, dell'ordine di pochi microampere, possono risultare fatali (rischio di microshock). Per questo la Sezione 710 non si affida a una semplice resistenza di terra bassa: nella zona paziente impone il sistema IT-M, cioè un trasformatore di isolamento a uso medicale abbinato a un controllore dell'isolamento che segnala quando la resistenza di isolamento scende sotto i 50 kΩ, così da evitare l'interruzione automatica dell'alimentazione al primo guasto. A questo si affianca un nodo equipotenziale dedicato in ogni locale, a cui devono essere collegate tutte le masse e le masse estranee della zona paziente: la norma impone che la resistenza dei conduttori tra nodo e masse non superi 0,2 Ω, un valore ben più severo del limite di 1,5 Ω discusso per gli altri ambienti, proprio per azzerare qualsiasi differenza di potenziale pericolosa tra le apparecchiature collegate al paziente.
6. Il fattore stagionale: un valore che deve avere margine
C'è un ultimo aspetto che chi progetta e chi verifica l'impianto non può ignorare: la resistenza del terreno non è costante, ma varia con il meteo. D'estate, con il terreno secco, la resistenza aumenta anche in modo significativo; d'inverno, con il terreno umido, tende invece ad abbassarsi. Se l'installatore consegna un impianto misurato a 1,5 Ω proprio nella stagione più favorevole, senza margine, rischia di ritrovarsi fuori norma nei periodi di siccità prolungata. Il valore giusto è quello misurato con un margine di sicurezza tale da restare sempre sotto le soglie critiche stabilite nel capitolato di progetto, in ogni stagione dell'anno.
- Misurare la resistenza di terra solo in stagione umida (inverno) e consegnare il collaudo senza alcun margine per i periodi di terreno secco, quando il valore può salire sensibilmente.
- Applicare il limite di 1,5 Ω indistintamente a qualsiasi impianto: è un valore tipico per ambienti ad alto rischio come gli impianti LPS e le cabine MT/BT, non un obbligo generico per l'abitazione civile in sistema TT né il riferimento corretto per i locali medici di Gruppo 2, che hanno un proprio limite specifico (0,2 Ω sul nodo equipotenziale).
- Fidarsi del solo interruttore differenziale da 30 mA anche dove le correnti di guasto attese si misurano in kA, come nelle cabine MT/BT o in presenza di scariche atmosferiche.
- Non ripetere periodicamente la misura della resistenza di terra, ignorando che corrosione dei dispersori, infiltrazioni e opere edili vicine possono farla peggiorare nel tempo.
- Nei locali medici di Gruppo 2, pensare che basti una bassa resistenza di terra: la protezione cardine nella zona paziente è il sistema IT-M, da coordinare con il nodo equipotenziale dedicato (resistenza massima 0,2 Ω).
G. Guzzi - La Norma Elettrica


