Differenziali AC, A, F, B: dove montarli oggi secondo CEI 64-8-2024
Pubblicato il: 11 maggio 2026
La nona edizione della Norma CEI 64-8 è in vigore dal 1° novembre 2024 e non è un semplice aggiornamento formale. Il Comitato Tecnico 64 ha riscritto il Capitolo 41, ha allineato la norma ai documenti europei HD 60364 e ha recepito le esigenze dei nuovi carichi. Per l'installatore questo significa tre cose concrete: cambia il linguaggio nei documenti, cambia l'estensione dell'obbligo del 30 mA e cambia il modo di scegliere il tipo di differenziale.
1. Cosa cambia davvero con la CEI 64-8:2024
La revisione nasce da un'esigenza pratica: gli impianti di oggi non sono più solo resistivi. LED, inverter, caricabatterie e fotovoltaico introducono componenti continue e ad alta frequenza che i vecchi differenziali tipo AC non vedono. Il CEI ha quindi recepito le prescrizioni europee e, con il contributo dei Vigili del Fuoco, ha reso più stringenti le misure di protezione.
Il primo cambiamento è terminologico ma ha effetti sui verbali. Non si parla più di protezione contro i contatti diretti e indiretti, ma di basic protection e fault protection. Se continui a scrivere la vecchia dicitura nella relazione tecnica, il documento risulta non allineato.
Il secondo è la misura di terra. La resistenza del dispersore si indica ora come RA e comprende anche la resistenza dei conduttori di protezione. È un dettaglio che evita sottostime nei sistemi con montanti lunghi.
Il terzo è l'estensione del differenziale 30 mA. Non è più limitato alle prese sotto i 20 A. La nuova edizione lo richiede per tutti i circuiti luce nelle abitazioni e per tutte le prese fino a 32 A destinate a persone ordinarie. È l'allineamento all'Europa, dove questa protezione è standard da anni.
Ci sono poi tre novità operative. Il Capitolo 46 sul sezionamento chiarisce le regole per il neutro nei sistemi TN. La Sezione 722 rende obbligatoria la protezione SPD per le infrastrutture di ricarica pubbliche. Infine, viene eliminato il limite di 690 V per considerare un cavo in classe II, semplificando fotovoltaico e colonnine.
2. I quattro tipi, spiegati da installatore
Scegliere il tipo giusto non è una questione di costo, ma di forma d'onda che il differenziale deve riconoscere. Ogni carico moderno deforma la corrente di guasto.
Tipo AC (CEI EN 61008-1)
Riconosce solo correnti di guasto alternate sinusoidali pure. È il tipo storico, economico, ma oggi ha un campo di applicazione quasi nullo. Se a valle hai un alimentatore elettronico, un LED driver o un inverter, una componente continua anche piccola lo acceca. La norma lo ammette ancora, ma solo per circuiti puramente resistivi senza elettronica, condizione che in un'abitazione non esiste più.
Tipo A (CEI EN 61008-1)
È il nuovo minimo. Interviene su correnti alternate e su correnti pulsanti unidirezionali con componente continua fino a 6 mA. Copre la maggior parte degli elettrodomestici moderni, l'illuminazione LED e l'elettronica domestica. Per la CEI 64-8:2024 è il tipo base per prese e luci fino a 32 A.
Tipo F (CEI EN 62423)
Nasce per i carichi con inverter. Oltre alle caratteristiche del tipo A, gestisce correnti composte con frequenze fino a 1 kHz e riduce gli scatti intempestivi dovuti ai filtri EMC. Usalo sempre su lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie di nuova generazione, climatizzatori e pompe di calore. Costa poco più di un tipo A ma evita le chiamate per scatti notturni.
Tipo B (CEI EN 62423)
È il più completo. Riconosce correnti alternate, pulsanti e continue lisce fino a livelli elevati. È obbligatorio dove il costruttore dell'apparecchio lo richiede, tipicamente a monte di inverter fotovoltaici, wallbox in DC e UPS. Non è intercambiabile con gli altri tipi: se il manuale dell'inverter indica tipo B, l'installazione di un tipo A non è conforme alla fault protection richiesta dal Capitolo 41.
In pratica, ragiona così: se il carico ha una scheda elettronica, parti da tipo A. Se ha un motore a inverter, vai di tipo F. Se produce o gestisce corrente continua, vai di tipo B. Il tipo AC tienilo solo per resistenze pure da laboratorio.
3. Dove montarli oggi
Abitazione, circuito luci: differenziale tipo A 30 mA. Obbligo introdotto dalla nona edizione.
Abitazione, prese fino a 32 A: differenziale tipo A 30 mA, suddiviso su almeno due interruttori per garantire continuità di servizio.
Cucina e lavanderia con elettrodomestici inverter: dedica un differenziale tipo F 30 mA. Eviti che il filtro antidisturbo faccia scattare l'impianto.
Wallbox fino a 22 kW: se domestica, tipo A 30 mA con dispositivo di rilevazione 6 mA DC integrato oppure tipo B 30 mA. Se l'infrastruttura è pubblica o aperta a terzi, aggiungi SPD Tipo 2 come richiesto dalla Sezione 722.
Fotovoltaico: verifica la dichiarazione del costruttore. La maggior parte degli inverter senza trasformatore richiede tipo A o F, alcuni richiedono tipo B. La norma chiede che la tensione a valle dell'inverter scenda sotto 50 V AC in caso di guasto.
4. Tre errori che fanno bocciare la verifica
Il primo errore è il più diffuso: mantenere il differenziale generale tipo AC per tutto l'impianto. Con la nona edizione questo non è più accettabile in ambito residenziale perché non garantisce la fault protection con i carichi attuali. Il verificatore lo rileva subito dalla prova con corrente pulsante e dalla documentazione.
Il secondo errore riguarda la selettività. Molti installano un unico differenziale 30 mA a protezione di tutto. La norma chiede la suddivisione su almeno due circuiti e, se usi un differenziale generale, deve essere selettivo verso valle. In caso di guasto su una presa esterna, non deve spegnersi tutta la casa.
Il terzo errore è formale ma bloccante: compilare il rapporto di verifica con la vecchia terminologia. Scrivere ancora RE invece di RA, citare il Capitolo 41 della vecchia edizione o non indicare il tipo di differenziale installato, espone a una non conformità documentale. Con la collaborazione prevista con i Vigili del Fuoco, i controlli documentali sono aumentati.
5. Verifiche e documentazione secondo Parte 6
La sequenza di prova non cambia, ma devi registrare i dati corretti. Esegui la continuità del PE, la misura di isolamento, la misura di RA con il metodo dell'anello di guasto, poi la prova del differenziale a 0,5x, 1x e 5x Idn verificando i tempi di intervento. Annota il tipo (A, F, B) e la corrente nominale differenziale. Nella Dichiarazione di Conformità indica sempre il riferimento normativo completo: Impianto realizzato secondo CEI 64-8:2024.


